Terpress
December 10th, 2007
Siamo entrati nel network di Terpress
di Nicola Villa
Chiara, la mia ragazza, mi dice che quando fumo molto i vestiti, i capelli, la pelle e il mio corpo tutto sono intrisi di un cattivo odore dolciastro. Proprio un odoraccio dolce. Dice che è come lo buttassi fuori per colpa del fumo. Dice che secondo lei è l’odore della morte. Io le dico che è la nicotina, ma lei non ci crede. Lei non mangia carne, non fuma, prende la bicicletta e mai il motorino. Una volta le ho chiesto: “Che cosa ti manca?”. E lei: “Niente: tra un po’ volo”. Io invece fumo molto, soprattutto in questo periodo in cui mi sembra che la prima folata mi possa spazzare via. Ho bisogno delle sigarette per rimanere attaccato alla terra. Le sigarette sono la mia zavorra. Solo che da un po’ di tempo la zavorra sta diventando un peso e non uno che fortifica a portarselo appresso: mi sto rammollendo. L’ho detto a Fabio e lui, aspirando una boccata, ha risposto: “Anch’io”. Così ci siamo iscritti in piscina insieme per farci coraggio, per non saltare neanche un giorno, per fare un po’ di vasche tra una sigaretta e l’altra. Abbiamo scelto la piscina per comodità perché è equidistante dalle nostre case, ma io l’ho scelta anche nella speranza che il cloro mi lavasse via l’odore di nicotina. Quando è successo il fatto era un po’ che frequentavamo la piscina con scarsi risultati, devo dire. Sotto sotto, nello spogliatoio, la volta successiva, ci siamo confidati che ci avevamo un po’ goduto anche se era stata una tragedia. Questo perchè eravamo stati subito additati come i fumatori, perché ci fermavamo ansimanti a ogni vasca e ci reggevamo ai galleggianti a metà strada, mentre i salutisti ci passavano sopra a stile crawl e ci davano i calci a rana sott’acqua. I salutisti ci guardavano dall’alto in basso indurendo gli addominali e si mettevano degli elastici sulle braccia per evidenziare i muscoli. Noi flaccidi e con le pance, loro a fare vasche aggiuntive quando la piscina chiudeva. Proprio all’orario di chiusura, uno dei salutisti che si chiamava Andrea, la sera del fatto, si era soffermato un po’ troppo, intento in lunghe immersioni. Il custode non lo aveva visto e avevo srotolato sul pelo dell’acqua il telo di plastica come faceva ogni volta. Quando il salutista è riemerso, forse per la sorpresa o per il panico, forse per un crampo o per un malore e nonostante fosse un semi-campione al nuoto, è morto annegato. L’hanno ritrovato il giorno dopo, abbracciato al telo, in mezzo alla corsia numero tre. Non l’ho detto a Fabio, ma un po’ mi sento responsabile di questo annegamento. Non gli ho detto che forse il salutista è morto perché nell’acqua c’era quell’odore dolciastro che il cloro mi ha lavato via. Quell’odore di morte, appunto.
Nella foto le rovine della piscina di Jack London:

Ecco le foto della serata baobab del 27 novembre fatte da Chiara Bertini
Clicca su more per vederle tutte…
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Lunedì 27 novembre
presentazione Baobab#7
+
concerto del quartetto
PICCOLI-HINTERMAN-SIERAKOWSKI-CIPRIANO
ore 20:30
ANTICAJE E PETRELLA
via Monte della Farina, 62 (largo Argentina)
non mancate…

Di Stefano Vittorio Talone
Peppe si era allargato lo spacco del culo davanti allo specchio. Aveva paura che gli fossero rimasti dei pezzetti di cartaigienica sui bordi dell’orifizio.
Stava così chino davanti allo specchio quando Ernesto entrò. Doveva prendere gli occhiali che aveva lasciato sulla branda.
Ernesto era un gran bestione. Pesava centodieci chili e andava avanti a Cocacola. Ne beveva dai due ai tre litri al giorno. Nel mese di novembre si era presentato già tre volte dal medico della piattaforma per una forma di gastrite. Read the rest of this entry »

Di Nicola Villa
A carico vuoto entrarono nel Pacifico. Il servizio meteorologico li aveva avvertiti di “cattivo tempo”, ma non pensavano di trovare mare-forza-sette. Il telegiornale, incomprensibile, aveva fatto vedere immagini di tifoni e distruzione sulla costa cinese. Sulla plancia il piccolo frigorifero, che avevano comprato a Ho Chi Minh City per dieci dollari, volava da una parte all’altra disperdendo le lattine di birra e facendo esplodere le bottiglie. La nave era troppo leggera e beccheggiava con sempre maggiore intensità. Le inclinate, a carico pieno, sarebbero state inferiori, ma le onde erano troppo alte e, soprattutto, irregolari. Quando la nave tentava di raddrizzarsi, si sentiva un’altra collisione proprio sulla parte alta della chiglia. Non c’era tregua. Non si vedeva niente: i finestroni della plancia erano frustati dalla pioggia. Read the rest of this entry »
di Elisa Viapiana
Attendeva così… scostante…
Con quella camicetta un po’ scollata sul davanti, che lasciava intravedere i seni bianchi da nobildonna medievale, ancora turgidi al ricordo di quei baci e quelle carezze.
Il ragazzo in quel bar… Read the rest of this entry »
di Francesca Capitoli
Ha i capelli neri e ogni tanto ride. L’ho sentita ridere la prima volta che stava con una sua amica chiusa nello studio in cui lavora.
Nel frigo mi ha lasciato il latte, che poi è scaduto da due giorni, in corridoio un messaggio sopra l’astuccio delle lenti: “Io parto”, ed è sparita. Mi hanno detto che l’hanno vista sulla Cassia due o tre volte questa settimana, ma tanto sono sicura che non fosse lei. Lei non fa queste cose, vagabondare per la città, da sola, a piedi, senza uno straccio di persona a farle compagnia e senza la Turci a sfondarle le orecchie. Read the rest of this entry »

di Federico Ligotti
COMUNQUE UN PROLOGO
Davvero non so proprio come faccia a scordarmi i particolari delle volte che sono andato al cesso. Uno al cesso ci va spesso, più che sempre direi; eppure la memoria in tali casi è labile, inutile come un pezzetto di carta igienica schiantato dal dissesto idrico d’uno sciacquone. Cessi di bar ai tropici, cessi sulfurei di ristoranti alle pendici dello Stromboli, cessi di amate trattorie. Ma il momento esatto in cui tu apri il rubinetto ATIS del tecnologizzato lavabo o il frame cronico di quando posi le poderose chiappe sull’unto copri tazza, bè proprio quegli attimi vissuti e sentiti alla luce artificiale di un sanitario ti sono tolti per sempre, da sempre. Read the rest of this entry »
di
ILYAN BELPASSO

La sveglia iniziò a strombettare tutto il suo inclemente richiamo alla realtà di tutti i giorni.
Con una bella manata Bao le diede il colpo di grazia, tanto che quella volta cadde e si ruppe in otto pezzi e almeno quaranta rotelline tintinnanti. Ne avrebbe senz’altro comprato un’altra, prima o poi, oppure si sarebbe avvalso della funzione “allarme” inclusa nel suo obsoleto cellulare. Mentre lascivamente faceva colazione mischiando quel che rimaneva di tre diverse confezioni di cereali accese la tv e si ricordò improvvisamente che quello era l’inizio di un giorno speciale. Read the rest of this entry »

di e.a.
questa è la favola dell’uomo con la valigia che camminava tra i riflessi di luna che sono le pieghe delle città.
lo vedevo uscire tutte le mattine prestissimo e tornare la sera tardi, così tardi che gli scrittori avevano già smesso di scrivere.
portava la valigia sempre con sé, e bisogna dire che era una valigia ben strana, tutta rotta e rattoppata, in alcuni punti con del legno. Read the rest of this entry »

Il racconto di Iugalo Baracca, “Minerva Bebob”, è stato pubblicato
sulla rivista europea universitaria work|out. La rivista è ora in
distribuzione nelle principali università di
Roma-Berlino-Parigi-Barcellona.
Qui trovate la versione in pdf.
Anche gli altri racconti sulla Sapienza, pubblicati su baobab#6, di
Ivan Svetlana e Alan Sugo sono stati pubblicati sul sito di Work|out a
questo indirizzo.

di Nicola Villa
Nell’estate del 2002 ero confinato a Roma, solo alle prese con un duro esame di macroeconomia. Una sera, dopo una giornata di ripasso serrato, decisi che ne avevo abbastanza e constatando la povertà del frigo uscii per fare la spesa almeno per la cena. Mi arenai nel reparto di alcolici del drugstore di viale Portuense, quello con il mosaico del satiro danzante di epoca romana dentro al supermercato, indeciso su quale bottiglia comprare. Alla fine scelsi, tra gli scaffali piene di bottiglie, due bottiglie di rhum da 4 euro l’una. Pampero: roba fina. Da mettere sotto i denti avevo comprato un casco di banane, unico alimento che mi andasse quella sera. Credevo che i sapori dolciastri del liquido e del frutto mi potessero regalare qualche sensazione da isola delle Antille. Read the rest of this entry »
Pubblichiamo un racconto pulp del nostro amico Pier Paolo Fiorini. Da qualche giorno abbiamo deciso di pubblicare tutti i racconti, che lo meriterrano, sul sito della rivista. Spediteci tutto all’indirizzo rivistabaobab@hotmail.com. I migliori saranno pubblicati nel settimo numero di Baobab di ottobre ‘06.

di Pier Paolo Fiorini
Non sapremo mai perché Lei così bella e sensuale si sia ficcata nell’abitacolo della sua autovettura targata 049JG771212 per gli amici e sia scoppiata a piangere sbattendo la testa contro il volante fino a rompersi quasi il setto nasale non sapremo mai perché un uomo che probabilmente la conosceva passando lì vicino bussò timidamente preoccupato sul suo vetro e lei vedendolo mise in moto sgommando e attraversò la strada con rassegnata velocità investendo un pedone e dirigendosi verso l’unico luogo che potesse consolarla un vecchio bar di periferia frequentato da ex alcolisti e nuovi tossici dove avrebbe forse trovato quello che cercava e aveva irrimediabilmente perduto ossia la fede la fede in diomondo padre e figlio di ogni umore, generatore d’ogni clamore e pensiero di speranza. Read the rest of this entry »